Piccola premessa. Io sono un pessimo esempio di quello di cui sto per parlare. Il peggiore che sta sulla piazza.
“Cose che ho imparato”, proprio io che non imparo mai, e ho pochissimo da insegnare.
Io sono la nuotatrice che non è mai arrivata a fine vasca ma ci ha sempre provato, sbagliando sempre, facendo anche corsi – magari strapagandoli, rischiando di annegare, ritornando sempre al punto di partenza, incazzandosi, piangendo, urlando, sapendo che per lei quel traguardo è davvero irraggiungibile, ma non smettendo mai di riprovarci.


Se le persone parlano sempre di cose che non ti interessano è tuo diritto smettere di ascoltarle

Anni fa alcuni miei amici non facevano altro che parlare di cose che non mi interessavano. Non c’era niente di male: erano interessati a parlare solo di alcune cose, e in generale queste cose a me non dicevano nulla. Ci ho anche provato, mi sono fatta delle domande, a tratti ho anche studiato, ho partecipato alle discussioni, a tratti anche sembrando parecchio coinvolta, ho provato a chiedermi perchè alcuni argomenti non mi trasmettessero nulla.
Non era solo un gruppo di amici, erano quasi tutti i miei amici, quelli che frequentavo più spesso, quelli a cui pensavo di fare affidamento in casi di bisogno, e come tali li tenevo in considerazione.

Il giorno che io ho smesso di ascoltarli, mi sono trovata un po’ più sola, e non è stato facile gestire quel momento di grande assordante silenzio, ma poi il silenzio si è riempito di altre cose, di voci che ho imparato a conoscere, di nuove persone, di silenzi e di cose che volevo davvero ascoltare.
Non sono certa di essere diventata in questo modo una persona migliore, ma sono diventata più simile a una persona con cui io passerei volentieri del tempo.

Nulla mi dice che i miei amici non parlassero di cose per me interessanti con altre persone, non lo so e non lo posso sapere. A me interessava altro.
Non c’è un giusto o uno sbagliato, c’è solo un “non si incastra” che è umano e inviolabile. Un “non si incastra” che ancora oggi mi capita di vedere e che a volte mi urta (tantissimo) e altre volte mi fa ridere (tantissimo).
Ma non c’è mai una volta che non sia felice di poter chiudere le orecchie quando qualcuno mi continua a parlare di cose che non mi provocano emozioni e curiosità.

Ehi, guarda che vale anche alla rovescia, ovviamente. Se parlo con qualcuno solo di cose che non gli interessano, lui ha il sacrosanto diritto di non ascoltarmi.

La curiosità e l’ossessione per le cose sono separate da un confine molto labile

Chi parla solo di una cosa, non ha un problema, ma probabilmente non ha molta fantasia.

Ad esempio, io guardo gli altri sempre con un po’ di curiosità. A volte vado oltre, giudico e mi faccio un’idea. Altre volte mi faccio anche più di un’idea.
Tempo fa era peggio: piano piano sto imparando a non provare invidia (il mio peccato preferito), non ho ancora un master, ma non vengo più rimandata a settembre.
Se poi i termini in cui parlo di qualcosa sono sempre negativi, mi ripeto una frase di Hermann Hesse che da qualche tempo è diventato il mio mantra quando tendo a diventare ossessivamente negativa su qualcosa:

“Wenn wir einen Menschen hassen, so hassen wir in seinem Bild etwas, was in uns selber sitzt. Was nicht in uns selber ist, das regt uns nicht auf”.
“Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualche cosa che sta dentro di noi. Ciò che non è in noi non ci mette agitazione”.
Demian, trad. di Bruna Maria Dal Lago Veneri

Insomma, guardo gli altri e spesso ne parlo, ma mi piace anche parlare di storia, politica, musica, Android e lavoro a maglia. Di libri, di sfortuna, di viaggi, di come non mettersi il rossetto e di cosa cucinare stasera.

A questo proposito mi piacerebbe raccontarti di #tiscrivounaricetta, che è una cosa buffa che ho trovato su Instagram e a cui non ho saputo dire di no.
L’obiettivo è far viaggiare un ricettario da persona a persona, riempiendolo di nuove ricette tappa dopo tappa.
Al momento gli iscritti sono 73 e il ricettario sta partendo proprio in questi giorni: cosa aspetti a partecipare?

Non si dovrebbe mai sottovalutare l’importanza dei silenzi

(e tu, questo che ti regalo, goditelo tutto)

Photo by Evie Shaffer on Unsplash

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4 Comments

  1. Non ho mica capito subito cosa fosse il “questo che ti regalo”, allora ho riletto e la nebbia, nella zucca, ha cominciato a diradarsi: il “non si incastra che urta o che fa ridere tantissimo”, il “chi parla solo di una cosa”, l’invidia (è da un po’ che penso che Internet dovrebbe chiamarsi EnviNet). E allora grazie, perchè non è vero che non hai niente da insegnare. Ciascuno di noi ha il suo bagaglio di conoscenza e lasciam perdere il tanto o poco (do you know celolunghismo? di quando c’era blogbabel 🙂
    A volte è anche solo un pensiero, che ti fa capire di non esser l’unico a sentirti un pesce fuor della rete (ed è meglio così, vista con gli occhi del pesce). Grazie quindi e a nuotare vedrai che ce la fai, te lo dice uno che da piccolo, al corso di nuoto, è quasi annegato e adesso, dopo più di quarant’anni ha imparato a nuotare, anche al mare, dove non si tocca e quasi -quasi, eh, non esageriamo, per ora- non si vede il fondo.

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