Ringraziare chi ci aiuta dovrebbe essere un dovere inviolabile dell’uomo.

Ieri siamo tornati da Barcellona, stanchi e infreddoliti, a chiusura di una 4 giorni di sole, amici, (buon) cibo e mare.
Scesi dall’aereo a Malpensa abbiamo optato per una chiusura dei bagordi (da domani dieta! certo, certo…) da McDonald.
Davanti alla cassa, con un menu large pronto per essere mangiato, Stefano si accorge di aver dimenticato in aereo il telefono.

Ok panico, ma non troppo.

Ovviamente non riusciamo più a rientrare dagli arrivi e, visto che dopo le 19 Malpensa si svuota (letteralmente), l’unica soluzione per avere un’idea sensata è fare la cosa (per me) meno ovvia del mondo: usare i totem per aprire una videoconferenza con il customer care dell’aeroporto.
Il totem funziona che schiacci un pulsante e vieni messo in contatto con un operatore in video conferenza che ti ascolta e cerca di aiutarti, dandoti le indicazioni migliori per sopravvivere all’aeroporto, soprattutto fuori dall’orario di punta. La conversazione avviene in diretta e a un volume altissimo, forse per ovviare al caos che normalmente impera, ma in quella situazione di calma apparente anche i più distratti nel parcheggio 3 piani sotto di noi sapevano tutto della nostra disavventura.

Ci risponde un’operatrice molto simpatica e gentile che ci aiuta, indicandoci l’ufficio a cui rivolgerci (se dovesse mai capitarvi, è l’Ufficio “Lost and Found” che si trova affianco all’Ufficio Postale e che chiude a mezzanotte) e ci augura buona fortuna.
Lascio Stefano senza telefono in balia di un’ufficio in cui per entrare devi passare un metal detector e me ne torno mesta mesta verso gli arrivi (è da lì che escono coloro che entrano in quel girone infernale) a mangiucchiare patatine fredde e appassite.

Spoiler: finisce bene.

Dopo una mezz’oretta, Stefano mi chiama per dirmi che hanno trovato il telefono (iuppi!) e che sta uscendo, festeggiamo la gentilezza e la professionalità di tutti coloro che ci hanno aiutato (dall’Ufficio “Lost and Found” all’operatore che ha trovato e riportato il telefono) finendo le patatine e addentando un hamburger ormai freddo.

La cosa che mi piace più raccontare di questa avventura è che, finito di cenare, abbiamo usato nuovamente il totem per ringraziare l’operatrice che ci aveva dato una mano.
L’idea è stata di Stefano, ma mi ha anticipato di poco: ho rischiacciato il pulsante verde e ho aspettato di poter dire “Noi, grazie a lei, abbiamo risolto un bel problema, grazie mille”.
La cosa si è complicata (trasformandosi in fantasticamente complicata) perchè non è stata la stessa persona a risponderci ma una sua collega, che forse stranita dalla nostra intenzione, ha chiamato la nostra paladina e in una scena piuttosto comica, con tutte le facce nel mega wall del totem, ci siamo scambiati “grazie, grazie, grazie” e “ci mancherebbe, ci mancherebbe , ci mancherebbe” in un tripudio di sorrisi, saluti, ciaociao, in Dolby Surround.

Ringraziare è bellissimo e come dico spesso è dovere inviolabile dell’uomo, dovrebbe essere sancito dalla Convenzione di Ginevra.


Fatene buon uso.

Vi dò un paio di dritte (a tratti viste e riviste) per letture/visione alternative nel momenti di pausa:

  • Rob Brezsny (nessun bisogno di presentazioni, vero?) raccoglie nella sua ultima newsletter alcuni buoni motivi per amare il 2018: pur essendo praticamente solo USA centrici, molti sono noti, ma magari già dimenticati. Come non prenderne spunto per avere sempre una risposta alla voglia di pessimismo cosmico?
  • Venite anche voi dalla parte di coloro che a volte “anche basta”: basta vedere il video di Anna Mantzaris per sentirsi meno soli, e farsi passare i cattivi pensieri.

Photo by  Priscilla Du Preez  on Unsplash

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